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25-02-2010

Gamma Ray, Freedom Call, Secret Sphere foto e report del concerto.

Concerto: Gamma Ray + Freedom Call + Secret Sphere
Data: 16 Febbraio 2010
Location: Magazzini Generali di Milano


Report a cura di SIMONE SCAVO, foto di Karol Mazzola.

Una serata dedita al power metal è quella che ci aspetta in questa piovigginosa serata milanese.
Headliner sono i Gamma Ray freschi (visto il periodo) del nuovo decimo album in studio “To The Metal” che aveva il compito di restituire credibilità dopo il precedente “Land Of The Free Part 2” accusato – giustamente – di eccessive scopiazzature da altri gruppi.
Ripensando ai vari concerti che i Gamma Ray hanno tenuto qui a Milano, mi sono accorto che sono forse l’unica band che ha suonato in quasi tutti i locali milanesi dal New Zimba al Rainbow, dal Rolling Stone al Forum di Assago, dall’Alcatraz ai Magazzini Generali.
Li avevamo visti un paio di anni fa, sempre qui a Milano in un pienissimo Alcatraz nell’impensabile bill insieme ad Helloween e con il bonus Axxis e li ritroviamo questa volta con un altro gruppo tedesco, i Freedom Call ed i validi e sottovalutati Secret Sphere, italianissimi direttamente da Alessandria.
L’attesa per i Gamma Ray sarà lunga, non solo perché prima ci saranno due band supporto, ma anche perché i cancelli dei Magazzini Generali sono stati aperti con più di un’ora di ritardo rispetto al previsto e la gente era tanta, anzi … troppa per il locale.

SECRET SPHERE 20.00 – 20.25
Ero ansioso di vedere finalmente dal vivo i piemontesi Secret Sphere autori di cinque album, dei quali sono da menzionare i primi due bellissimi “Mistress Of The Shadowlight” e “A Time Never Come”.
Una grande occasione per potersi far conoscere agli amanti del genere in tutta Europa.
Salgono sul palco i 5 musicisti sulle note di “Stranger In Black” tratta dall’ultimo lavoro “Sweet Blood Theory” uscito un paio di anni fa. E qui arriva la grande sorpresa: fa infatti l’ingresso sul palco il cantante Alessandro Conti dei modenesi Trick Or Treat. Chi li conosce saprà che il giovane vocalist è dotato di un’ottima voce e grande estensione vocale, molto simile al celebre Kiske (d’altronde sono noti come cover band degli Helloween). Non posso nascondere di aver pensato subito all’equazione Alessandro Conti+Kai Hansen=I Want Out. Si tratta comunque di una sostituzione temporanea, poiché l’altrettanto bravo vocalist originale Roberto Messina (dotato di più espressività rispetto a Conti) era assente poiché influenzato.
Incredibilmente a differenza del solito standard di questo locale, l’acustica in questo caso è buona considerando anche che gli strumenti sono ben 6 compresa la voce. Segue la pomposa “Welcome To The Circus” (uno dei pezzi migliori dell’ultimo album) ben accolta dal pubblico che vede ancora una volta Conti sugli scudi oltre ad una buona tecnica del gruppo e quindi la monumentale “Under The Flag Of Mary Read” che ci riporta al secondo album “A Time Never Come” (considerato da molti il loro capolavoro). Arriviamo così velocemente all’ultimo pezzo che per l’occasione vede salire sul palco il bassista dei Death SS. Il brano scelto per chiudere lo spettacolo è la bella “Dance With The Devil” tratta dal quarto lavoro “Heart And Anger”.
Ottimo inizio, i 25 minuti a loro disposizione sono letteralmente volati. La band di Aldo Lonobile mi è piaciuta molto, anche se mi sarei aspettato la splendida “Recall Of The Valkirie” tratta dal loro debutto.
Conti ha dimostrato che la sua voce si sposa meglio con un power metal più solido e sinfonico, rispetto al power metal eccessivamente happy della sua band. A mio giudizio poteva fare a meno di indossare la maglietta del suo gruppo, poiché in quel momento stava rappresentando i Secret Sphere.
Questi ultimi sono una band che merita più di quel che ha ottenuto nella sua carriera. Validi dal vivo e con una discografia di tutto rispetto. Grandi !

Scaletta Secret Sphere
Stranger In Black
Welcome To The Circus
Under The Flag Of Mary Read
Dance With The Devil


FREEDOM CALL 20.35 – 21.20

I Magazzini Generali sono ormai pieni, la gente è ammassata e la struttura del locale che ricordiamo essere stretta e lunga certamente non aiuta a rifiatare.
Per fortuna sono solo 10 i minuti di attesa per i tedeschi Freedom Call, usciti da sole due settimane con il nuovo album “Legend of The Shadowking”, davvero un buon lavoro, molto meglio del precedente e deludente “Dimensions”.
I Freedom Call li avevo visti quasi quattro anni fa di spalla ai Rage al Rainbow, con scarsa affluenza di pubblico ed in quell’occasione mi avevano sinceramente annoiato. Temevo quindi il ripetersi di quella data, ma per fortuna ogni timore è svanito dopo poche canzoni. Ebbene si, benché il loro genere sia prevedibile, molto leggero quasi innocuo, questa volta li ho trovati coinvolgenti e mi ha stupito la partecipazione di gran parte del pubblico ai frequenti corposi chorus.
L’inizio è affidato alla storica e collaudata “We Are One” trionfale e sostenuta, ottima come opener che da subito cattura l’attenzione dei presenti, così come con la successiva “United Alliance” (tratta dal discusso “Dimensions”) che vede il pubblico scandire il tempo tra gli applausi. Davvero calorosa l’accoglienza a loro riservata, oltre ogni mia aspettativa. Comincia finalmente la proposta del nuovo album con la doppietta “Thunder God” e “Tears Of Babylon” che denotano l’apprezzamento dei numerosi fan vista la partecipazione ed il saltellare.
Musicalmente ancora una volta il suono è buono, tutti gli strumenti ben bilanciati e le basi preregistrate non pregiudicano l’aspetto live, divenendo quasi un contorno a tutti gli altri strumenti.
Dopo una meritata e veloce bevuta di birra da parte del cantante/chitarrista Chris Bay si riprende con “Hunting High And Low” tratta da “Circle Of Life”, che ricorda sempre più l’omonima traccia degli Stratovarius.
Si ritorna al nuovo album con uno dei pezzi migliori a giudizio di chi scrive, ossia quel “Merlin-Legend Of The Past” di facile presa e quindi altro salto nel passato a metà carriera con la spumeggiante “Warriors” (tratta da “Eternity”) durante la quale tutto il pubblico canta a gran voce l’”happy” ritornello. Il pubblico sembra non stancarsi e si accoda all’inizio tambureggiante che si trasforma in “Land Of Light” dal tono trionfale.
Ed in tema di trionfale lo show si chiude con l’omonima canzone che fa scandire a gran voce il nome della band che forse vedrà nel prossimo futuro l’abbandono del batterista e co-fondatore Dan Zimmermann per dedicarsi alla sua band principale. Beh, c’è ancora tempo, perché in pochi minuti lo avremmo rivisto con la band successiva, gli attesissimi Gamma Ray. L’esibizione dei Freedom Call è stata davvero piacevole, soprattutto per gli amanti di un power metal alquanto melodico e ricco di cori. Vista l’esperienza passata ero arrivato prevenuto e questo ha fatto si che la sorpresa fosse doppiamente piacevole.

Scaletta Freedom Call
We Are One
United Alliance
Thunder God
Tears Of Babylon
Hunting High and Low
Merlin - Legend Of The Past
Warriors
Land of Light
Freedom Call

GAMMA RAY 21.45 - 23.25
L’atmosfera è ormai calda, anzi caldissima quando si abbassano le luci e parte l’intro “Welcome” tratto dal loro primissimo album “Heading For Tomorrow” e per la cronaca questo sarà l’unico pezzo tratto dai primi 3 lavori, un gran peccato. Diciamolo subito, la scaletta è stata in parte deludente.
E’ giusto dare spazio al nuovo album, ma sinceramente non si capisce l’estromissione di alcuni classici (“Land Of the Free” e “Valley Of The Kings” su tutti) e la presenza di tracce anonime quali “No Need To Cry” e “No World Order”, quest’ultima posta addirittura al rientro dalla pausa. Ebbene si, anche lo splendido “Somewhere Out In Space” è stato completamente trascurato.
Tornando allo show, la prima canzone scelta per dare inizio alle danze metalliche è la collaudata “Gardens Of The Sinner” ed il risultato è sempre lo stesso: un tripudio e delirio ! Segue la doppietta “Empathy” e “Deadlands”, tratte dal nuovo album, sicuramente i due pezzi migliori di questo lavoro. Il rosso delle luci sembra quasi infuocare “Deadlands”. Dopo tre tracce del genere il pubblico acclama a gran voce i Gamma Ray e Kai non perde l’occasione per scherzare su quanti abbiano scaricato l’album “To The Metal”. Si riparte quindi con la furiosa “Fight” con la grande risposta del pubblico al ritornello.
Dopo la buona “Mother Angel” cominciano le prime note dell’intro o per meglio dire interludio “The Saviour”: è il momento, finalmente una traccia tratta da quel capolavoro che risponde al nome di “Land Of The Free” sta per arrivare ed infatti è il turno di “Abyss Of The Void” il cui chorus è cantato interamente dal pubblico con un ottimo risultato. L’adrenalina è ormai a mille, ma il raggio gamma decide di spegnerla, con un assolo di batteria del tutto anonimo all’inizio per poi riprendersi con l’inserimento di una base di musica classica e quindi del Can Can.
E’ il tempo di un pezzo lungo ed articolato con i quasi 10 minuti di Armageddon seguito dalla title track “To The Metal” un po’ monotona ad essere sinceri (oggettivamente “Heavy Metal Universe” ci sarebbe stata meglio) e quindi l’inconsistente “No Need To Cry”. A ridare energia ci pensano due grandi pezzi tratti dalla garanzia “Land Of The Free” ossia “Rebellion In Dreamland” e soprattutto “Man On A Mission” che fa ritornare a saltare il pubblico che mi è parso più quieto del solito, forse era provato dal caldo e dall’umidità del locale.
Arriva il tempo della breve pausa e ci si domanda quali pezzi avrebbero chiuso lo show, dato che ancora mancavano i classici degli Helloween (era Hansen) ed i classici dei Gamma Ray. E cosa ci riserva il buon zio Kai ?
“New World Order”, un pezzo sul quale nessuno avrebbe scommesso e che personalmente si poteva evitare. Per fortuna segue l’immortale “I Want Out” degli Helloween cantata interamente da Hansen e durante la quale mi sarei aspettato almeno una comparsata di Alessandro Conti dei Trick Or Treat, ma così non è stato. E per concludere lo show, nonostante le richieste dei fan urlate a gran voce, Kai taccia tutti e chiude con la solita “Send Me A Sign”, che già è simile ad “I Want Out” e messa subito dopo quest’ultima ha reso meno di quello che in altre situazioni avrebbe potuto fare. Finisce così lo show con applausi certamente, ma anche con qualche perplessità.
E’ come se i fuochi d’artificio fossero stati lasciati da parte.
In conclusione, la band è stata autrice di una buona prova sul palco, soprattutto Kai ha cantato come non faceva da tempo, reggendo quasi tutto il concerto. Zimmermann è stato del tutto lodevole, non solo per il solito ottimo lavoro dietro le pelli, ma perché è stato autore praticamente di 2 concerti, non risparmiandosi e dando vita anche ad un lungo assolo di batteria. Piuttosto mobile, per quanto il palco permettesse, il bassista Dirk, mentre statico è stato il secondo chitarrista Henjo. Per chi segue da tempo i Gamma Ray, questa è stata una serata non particolarmente memorabile. I Gamma Ray hanno saputo regalare energia per gran parte dello show, ma alcune scelte hanno un po’deluso più di un fan.

Scaletta:
Welcome
Gardens Of The Sinner
Empathy
Deadlands
Fight
Mother Angel
The Saviour
Abyss Of The Void
Assolo batteria
Armageddon
To The Metal
No Need To Cry
Rebellion In Dreamland
Man On A Mission

PAUSA
New World Order
I Want Out (cover Helloween)
Send Me A Sign