25-01-2010
Stratovarius live a Milano
Concerto: Stratovarius + Mystic Prophecy + Tracedawn
Data: 21 Gennaio 2010
Location: Alcatraz di Milano
Report a cura di SIMONE SCAVO, foto di Karol Mazzola
A poco più di 4 anni dall’ultima apparizione dal vivo in Italia, ritorna sul suolo nostrano quella che è stata una delle maggiori band power metal della fine degli anni 90, gli Stratovarius. L’ultima volta che li avevamo visti all’Alcatraz alla fine del 2005 insieme agli Hammerfall e Shakra era stato allestito il palco A con un’elevata affluenza di pubblico. Da quello show diverse cose sono accadute, soprattutto l’abbandono dello storico chitarrista Timo Tolkki.
Gruppo che era stato sull’orlo di sciogliersi ma che ha saputo rimettersi in discussione con un nuovo chitarrista e pubblicando il buon “Polaris” uscito a metà dello scorso anno. Quello che li attende oggi è il palco B ed una buona affluenza totale, ma ben lontana da quella passata.
Per il loro ritorno hanno scelto due band supporto diverse nella proposta musicale: i tedeschi Mystic Prophecy dal solido power metal a tratti thash ed i connazionali Tracedown (che avevano suonato a Bologna lo scorso Ottobre di spalla agli Ensiferum) autori di un buon heavy/black metal melodico.
Non posso fare a meno di lodare il supporto che le band finlandesi si danno le une con le altre, portando in tour gruppi connazionali meno conosciuti, ma dotati di talento, come di recente hanno fatto i Sonata Arctica con i Winterborn o come gli Stratovarius avevano fatto nel 2000 con gli allora sconosciuti Sonata Arctica.
E’ una fredda notte a Milano ed i cancelli dell’Alcatraz si aprono alle 18.20.
TRACEDAWN 19.00 – 19.35
Spetta agli sconosciuti ma sorprendenti Tracedawn aprire e soprattutto scaldare l’infreddolito pubblico dell’Alcatraz. Compito sulla carta sicuramente non semplice per loro in un contesto power metal e soprattutto avendo canzoni che la maggior parte del pubblico non conosce. L’essere sconosciuti non è sinonimo di annoiarsi.
I Tracedawn, usciti alla fine dello scorso Settembre con il nuovo buon secondo album “Ego Anthem”, sono un giovane gruppo composto da sei elementi dal sound heavy/black metal dal cantato pulito/gutturale il tutto ammorbidito dalle tastiere. Sin da subito il pubblico viene coinvolto in particolar modo con il singolo “In Your Name” dotato di un chorus di facile presa.
Nonostante il numero dei musicisti, ben sei e lo spazio sul palco molto ridotto hanno saltato e si sono scambiati di posto molteplici volte, davvero dinamici. Elemento sopra le righe è il chitarrista/cantante, nonché leader del gruppo Tuomas Yli-Jaskari che a sorpresa parlava in un buon italiano tra una canzone e l’altra divertendo il pubblico, anche se sembrava aver bevuto un po’. Buona la prova del cantante principale Antti Lappalainen sia per le parti pulite che per le parti growls. Il gruppo ha mostrato una buona tecnica ed un buon lotto di canzoni. Molto bene l’acustica: tutti gli strumenti erano ben bilanciati ed il risultato è stato tanto divertimento da parte del gruppo e soprattutto da parte dei presenti. Promossi a pieni voti.
MYSTIC PROPHECY 19.55 – 20.45
Forti del nuovo e convincente album in studio “Fireangel” uscito a metà dello scorso anno, salgono sul palco i tedeschi Mystic Prophecy capitanati dal cantante R.D. Liapakis. Esibizione buona ma non entusiasmante quella del quintetto dovuta ad una scaletta altalenante. Tecnicamente molto validi ed ottima la prova vocale di Liapakis, presentano inizialmente autentiche mazzate come “Across The Gates Of Hell” e “We Kill, You Die” che non riescono ad infiammare il pubblico. Il meglio arriva con canzoni più dinamiche come “Sacrifice Me” tratta dal penultimo lavoro “Satanic Curses” che scuote tutti i presenti e “To The Devil I Prey” che sottolinea la bravura vocale di Liapakis.
Ottima anche la sostenuta “Evil Empires” terminata la quale il 41 vocalist si diletta nel regalare 3 magliette al pubblico. Per quanto Liapakis si impegni a coinvolgere le persone, questo non gli riesce. Molto meglio va invece al bassista Adreszka che si distingue per alcune frasi in italiano. Ci avviciniamo alla fine con la ordinaria e pesante “Savage Souls”, ma a riaccendere l’entusiasmo è la conclusiva cover “Paranoid” dei Black Sabbath (già presente in “Satanic Curses”) che vede salire sul palco il cantante ed il chitarrista dei Tracedawn, con tanto di asciugamano. Il tutto è molto divertente e lascia il pubblico nel migliore dei modi. In definitiva una buona prova sul palco, ma non particolarmente coinvolgenti.
STRATOVARIUS 21.10 - 22.45
Si abbassano le luci e ad aprire le danze è la stupenda “Destiny”. Il suo inizio pre-registrato permette ai musicisti di fare il loro ingresso nel buio ed il primo a presentarsi è il tellurico batterista Jorg Michael, con tanto di bandana ed occhiali da sole. Il suono all’inizio non è molto buono, il basso è troppo alto e la chitarra è un po’ impastata. Timo non è proprio impeccabile su due acuti, ma saranno le uniche due imperfezioni di una grande Prova (la maiuscola è dovuta). Le cose si rimettono a posto già dalla seconda “Hunting High And Low” accolta con un boato: tutti i suoni vengono ben bilanciati e la band comincia ad ingranare con il pubblico. Al termine della canzone Timo presenta il nuovo chitarrista Matias Kupiainen, che risponde dando inizio alla veloce “Speed Of Light”. Non sarà il chitarrista più veloce della Terra, ma ha dimostrato una buona tecnica. Ottima invece la risposta del pubblico a tutte le canzoni, durante le quali non si sono risparmiati nell’accompagnare i ritornelli. E’ dopo la nuova “Deep Unknown” che, per la gioia dei loro fan, il gruppo annuncia che sta registrando lo show per la futura pubblicazione di un Live. Questo fa si che l’atmosfera diventi ancora più calda. Un breve assolo basso/tastiera, tecnicamente ineccepibile, introduce una delle tracce che mi ha impressionato di più per l’interpretazione di Kotipelto: “Winter Skies” è stata cantata veramente in modo magistrale, quasi da brividi, ancora meglio della prova su disco. Si ritorna a saltare con “Pheonix” al termine della quale purtroppo sopraggiunge troppo presto un nuovo assolo basso e chitarra con iniziali richiami western, eccessivamente lungo per il sottoscritto.
Per fortuna si riprende a grande velocità con “Forever Is Today” tratta dall’ultima fatica in studio “Polaris” seguita dal classico “Paradise”, cantata, anzi urlata dal pubblico. Canzone sempre acclamata !
Con mia gioia c’è anche spazio per un tuffo nel passato con la stupenda “Twilight Symphony” tratta dal sottovalutato quarto album “Fourth Dimension”. Questa si rivelerà anche la canzone più vecchia proposta questa sera, mentre sono stati completamente ignorati gli album pre-Kotipelto. Con mia sorpresa è stata ottimamente accolta dal pubblico.
Arriviamo così alle 22.30 quando gli Stratovarius effettuano la classica pausa, breve a dire il vero.
Al rientro ci aspetta la zona calda dello show, le canzoni probabilmente più attese. Si parte con la dolcissima ed immancabile “Forever” cantata in compagnia del pubblico mai stanco. Ogni volta che la si riascolta è sempre un’emozione.
Atro capolavoro in arrivo con “Father Time” con Kotipelto sugli scudi e con il motore Jorg Michael a pieno regime, come al solito uno dei migliori batteristi nel campo power metal. A conclusione arriva un altro pezzo da novanta quale “Black Diamond” che non ha bisogno di presentazioni, basta la virtuosa tastiera di un altro fenomeno quale Jens Johansson ad illuminare l’Alcatraz. Prima di congedarsi arriva il breve assolo di batteria ed una “lezione” di finlandese sui primi quattro numeri, fatti urlare a più riprese, più volte sollecitati e messi in competizione con il pubblico francese, precisamente di Lione.
Il concerto in definitiva è stato bellissimo, la band è apparsa compatta ed unita. La tecnica non si può discutere ma la cosa che mi ha stupito di più questa volta è che sono riusciti a coinvolgere maggiormente il pubblico rispetto al passato. Davvero coinvolgenti, non più quella band fredda e quasi distaccata di un tempo.
Tra gli applausi, tutti meritati, il gruppo lascia il palco con un invisibile forte messaggio: gli Stratovarius sono tornati!
Scaletta:
Destiny
Hunting High And Low
Speed Of Light
Kiss Of Judas
Deep Unknown
A Million Light Years Away
Assolo tastiera/basso
Winter Skies
Phoenix
Assolo basso/chitarra
Forever Is Today
Paradise
Twilight Symphony
Eagleheart
PAUSA
Forever
Father Time
Black Diamond