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02-12-2009

Sonata Arctica-Delain-Winterborn

Concerto: Sonata Arctica + Delain + Winterborn
Data: 25 Novembre 2009
Location: Palasharp di Milano

Report e foto a cura di SIMONE SCAVO


E’ un Mercoledì da Champion’s quello che si respira a Milano, non tanto per la partita che si svolge a San Siro a neanche un chilometro dal Palasharp, ma per il ritorno sul suolo italico di una delle band più quotate in Finlandia dove con gli ultimi album hanno raggiunto le prime posizioni delle classifiche nazionali. Stiamo parlando ovviamente dei Sonata Arctica che con il nuovo “The Days Of Greys” hanno raggiunto la seconda posizione delle charts finlandesi. Molto buono il bill con gli ottimi olandesi Delain e gli interessanti finlandesi Winterborn.
La location scelta in principio era l’Alcatraz ma con mia sorpresa e gioia, vista l’alta richiesta di biglietti, è stato spostato al Palasharp, che in termini di grandezza è secondo solo al Mediolanum Forum di Assago.
Ed in effetti alla fine si è rivelato fondamentale, tanto che al termine del concerto l’impianto era praticamente pieno. Merito degli affermati Sonata Arctica ? Contributo degli emergenti Delain ? Mi piace pensare che sia merito di entrambi.

WINTERBORN 19.00 – 19.32
Provenienti dalla Finlandia e con due album all’attivo ossia il buon “Cold Reality” del 2006 ed il più roccioso/progressivo “Farewell To Saint” uscito quasi 7 mesi fa, hanno il compito di scaldare gli animi dei presenti a quell’ora, pochi a dire il vero. Impresa non da poco, dato che sono quasi sconosciuti. Quando uscì il loro album d’esordio, che ho avuto modo di apprezzare, non avrei mai pensato di poterli vedere dal vivo. Ancora una volta mai dire mai.
I Winterborn si definiscono la heavy metal band più fredda della Finlandia, beh per fortuna non è così poiché già dalla prima traccia il pubblico sembra infiammarsi e gradire la loro proposta musicale, un solido power metal a tratti progressivo. Graffiante e calda la voce del cantante Teemu Koskela, che esteticamente può ricordare il nostrano Paolo Belli, ma per fortuna la sua voce è ben altra cosa. La sua prova in occasione della prima traccia è un po’ incerta, ma ben presto è riuscito ad ingranare dimostrandosi un buon frontman. Molto di tendenza il cappottino del chitarrista, ma quello che conta è la musica ed i Winterborn si sono ben comportati. Già con la seconda traccia “Wildheart”, una delle più belle dell’album d’esordio, l’atmosfera si fa calda mentre la successiva “The Land Of The Free” riscuote applausi. “Nigtfall Symphony” è stata molto ben suonata e particolarmente efficaci si sono rivelati i cori ed il pubblico ha saltellato più volte sulle note di “The Winter War”. Chiude la loro esibizione la rocciosa “Last Man Standin”. Una buona prova in definitiva; in mezz’ora i Winterborn hanno svolto il loro compito di scaldare il pubblico anche se le loro tracce erano alquanto complesse e non di facile assimilazione per chi non li conosceva. Hanno suonato molto bene mostrando una buona tecnica e sono stati apprezzati dai presenti. Peccato solo per il volume, non particolarmente alto, ma almeno l’acustica era buona.

Scaletta Winterborn:
Black Rain
Wildheart
The Land Of The Free
Nightfall Symphony
The Winter War
Last Man Standin
 


DELAIN 19.45 – 20.20
A sette mesi di distanza (26 Aprile 2009) dalla loro prima esibizione live allo Zoe Club di Milano, dove mi avevano entusiasmato, non vedevo l’ora di poterli riascoltare dal vivo. Autori di un symphonic metal dalle buone melodie hanno alle spalle due album entrambi di valore, quali “Lucidity” del 2006 e soprattutto “April Rain” del 2009.
Leader del gruppo è il tastierista Martijn Westerholt (ex Within Temptation) mentre alla voce troviamo la bella e brava Charlotte Wessels dotata di una suadente voce stilisticamente lontana da quanto proposto dalle “colleghe” più quotate. Il locale si è quasi riempito per metà. A differenza del loro precedente show, l’inizio è affidato questa volta ad “Invidia” ed il gruppo appare particolarmente in forma, ovviamente grandi applausi all’ingresso di Charlotte. Il vantaggio delle loro canzoni è quello che si possono apprezzare sin da subito anche senza conoscerle. In questo brano le parti vocali maschili sono interpretate dal nuovo chitarrista Ewout Pieters, entrato in formazione da circa tre settimane a sostituire il precedente che li ha mollati poco prima di iniziare il tour. Subito si arriva al secondo brano con il nuovo singolo “Stay Forever”, dal chorus ammaliante.
Purtroppo all’improvviso va via il volume, lasciando la band per poco più di un minuto in un silenzioso imbarazzo. Martijn alla fine del concerto mi farà sapere che c’era stato un sovraccarico di corrente. Ad ogni modo in pochissimo tempo tutto è sistemato e possono così concludere la sfortunata canzone. Questo episodio non li ha per nulla demotivati e così si arriva all’allegra “The Gathering” tratta dal primo album. Si ritorna al nuovo con la doppietta “Go Away” e “Virtue And Vice” (un futuro loro classico) durante la quale Charlotte toglie il giubbino di jeans per la gioia del pubblico maschile.
A livello di disposizione sul palco ho trovato troppo imboscato il tastierista, in fondo davvero lontano dal resto del gruppo, nonostante il buono spazio del palco. Anche i musicisti non li ho visti particolarmente mobili. Maggior movimento avrebbe giovato alla loro esibizione. Ad ogni modo l’attenzione era davvero catalizzata dalla giovane cantante.
Tempo di ricordare lo show che avevano tenuto allo Zoe e ci si rituffa nell’album d’esordio con “Shattered”.
Molto buona la prova di Charlotte, forse leggermente inferiore a quanto fatto in Aprile, ma benché giovane ha dimostrato di saper stare sul palco mostrando poche incertezze. Il chitarrista si è ben comportato, pur avendo avuto poco tempo per studiare le canzoni, ma per sua fortuna a livello tecnico non sono molto elaborate.
Buone le orchestrazioni ad opera di Martijn, ma forse si sono utilizzate troppe basi preregistrate.
Ritornando allo show ci avviciniamo alla fine con “Control The Storm”: su disco le parti maschili erano interpretate da Marco Hietala dei Nightwish, ma questa volta a sorpresa l’intera canzone è stata cantata da Charlotte e qui devo dire che ha perso molto in termini di impatto. Si chiude con “Nothing Left” ottimamente interpretata dalla giovane cantante tanto che gli applausi sono stati tutti per lei. Il concerto a mio giudizio sarebbe potuto durare di più, vista anche la lunga attesa tra la loro conclusione e l’inizio dei Sonata Arctica. Ad ogni modo i Delain qui erano il gruppo supporto ed invece delle 14 canzoni del loro precedente concerto, ci siamo accontentati di sole 8 tracce. Il pubblico alla conclusione del loro show mi è parso soddisfatto, credo che molti che non li conoscevano avranno fatto una bella scoperta.

Scaletta Delain:
Invidia
Stay Forever
The Gathering
Go Away
Virtue And Vice
Shattered
Control The Storm
Nothing Left


SONATA ARCTICA 21.05 - 22.25
Da un paio di mesi usciti con il nuovo album “The Days Of Greys” che personalmente ho trovato noioso, la band finlandese arrivava qui a Milano in una situazione un po’ d’emergenza a causa delle non perfette condizioni fisiche del cantante Tony Kakko: un’infiammazione alle corde vocali ha fatto sì che 3 date della scorsa settimana fossero cancellate. Per nostra fortuna così non è stato per la data milanese.
L’attesa è molta, soprattutto da parte dei loro numerosissimi fan che li hanno invocati a gran voce.
Dopo ben 45 minuti di attesa le luci si abbassano e comincia l’intro “Everything Fades To Grey” che è da preludio alla opener vera e propria “Flag In The Ground” la canzone più power dell’ultimo album. Il pubblico è da subito in estasi per il vocalist Tony Kakko, che tanto per non smentirsi ha una camicia verde alquanto inguardabile, ma considerati i suoi abbigliamenti passati risulta quasi normale. Come detto in occasione dei Winterborn, quello che conta è la musica. Il suono è in generale buono, non eccessivamente alto e ciò fa si che non sia impastato.
I vari strumenti erano ben distinguibili, così come la voce, ma ho trovato il suono della batteria un po’ basso rispetto al resto. C’è da dire che Tony non ha forzato la voce e come dargli torto visto quello che ha passato la scorsa settimana. Si è più volte tenuto al di sotto delle tonalità acute cercando di risparmiarsi. Questo a livello vocale, perché a livello di tenuta sul palco è stato molto mobile e teatrale nei movimenti. Il resto del gruppo l’ho trovato invece un po’ svogliato, soprattutto il tastierista Henrik.
Molto bene con la successiva “Paid In Full” uno dei brani meglio riusciti di “Unia” che dal vivo rende ancora di più. Dopo una doppietta del genere purtroppo l’atmosfera si quieta bruscamente con la tripletta “Caleb”, “The Last Amazing Greys” e soprattutto con il lento “As If the World Wasn't Ending”. Davvero infelice questa sequenza di brani durante i quali il pubblico ha ormai smesso di saltare e si limita ad ascoltare tranquillamente quanto proposto.
Si ritorna al passato, anzi al trapassato, in occasione di un brano tratto dal primo album “Ecliptica” con il classico “Fullmoon”. Purtroppo l’hanno fatto attendere a lungo tra un intro simil tirolese e false partenze del tastierista, ma alla fine ce la fanno ed è il tripudio, il pubblico sembra essersi risvegliato all’improvviso. Le mani si alzano verso il cielo (o tendone vista la location) e si comincia a saltare. Questi sono i veri Sonata Arctica, energia e melodia. Molto buona la prova di Tony nonostante le difficoltà e molto attivi i fan ad urlare il ritornello. Questo brano è sempre una garanzia.
Ed eccoci alla sorpresa in occasione della traccia “Last Drop Falls” con l’ingresso di Charlotte Wessels di bianco vestita ed alla quale viene lasciato il microfono. Molto buona la sua prova. Inaspettato.
Si ritorna all’ultimo album con la variegata “Juliet” dove Tony si inginocchia durante l’interpretazione. L’atmosfera torna a sedarsi e le cose vanno peggio con i due brevi assoli di tastiera e di chitarra (un po’ sporco il modo di suonare) che lasciano il tempo che trovano. Davvero superflui. Per risollevarsi si ritorna al passato con la sempreverde “Replica” osannata dal pubblico che ha contribuito a cantarla attivamente e si ritorna a saltare nella parte centrale della traccia. Il tripudio si rimanifesta con “8th Commandment” altro loro classico sempre tratto da “Ecliptica”. Siamo alle 22.10 ed arriva la pausa. I 5 musicisti ritornano sul palco ed il vocalist intona “We Will Rock You” dei Queen ed il pubblico fa tremare il Palasharp.
Arrivano gli ultimi botti con “In Black And White” e soprattutto con la bella “Don’t Say A Word”. C’è tempo per la classica mini canzone a conclusione dei loro show, l’immancabile “Vodka Song” e quindi sulle note dell’outro “Everything Fades To Grey” la band si riunisce a centro palco per salutare tutti i numerosi presenti.
Il concerto si conclude dopo un’ora e venti, un po’ poco a dire il vero. Personalmente sono stato insoddisfatto dalla scaletta sia per la sequenza dei brani e sia per la mancanza di canzoni tratte da “Winterheart Guild’s” (la traccia “The Cage” su tutte).
Come detto i musicisti sul palco, a parte Tony, mi sono apparsi svogliati. I Sonata Arctica li ho visti molte volte, sin dal loro primissimo show al Palalido di Milano quando erano support band a Rhapsody e Stratovarius e debbo dire che questo di stasera è stato uno dei loro concerti meno entusiasmanti.


Scaletta:
Everything Fades To Grey (come intro)
Flag In The Ground
Paid In Full
Caleb
The Last Amazing Greys
As If The World Wasn't Ending
Fullmoon
Last Drop Falls (con Charlotte Wessels alla voce)
Juliet
Tastiera solo
Chitarra solo
Replica
8th Commandment

-pausa-

We Will Rock You (cover dei Queen)
In Black And White
Don’t Say A Word
Vodka Song
Everything Fades To Grey (come outro)